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7 anni fa
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Rosalba Salvaneschi, 83 anni, pensionata.
Testimonianza raccolta da Alessia Biasotto, Associazione Museolab6, martedì 8 settembre 2015

Ho lavorato come operaia alla Richard Ginori per trentotto anni, dopo che mio padre ne aveva trascorsi lì quasi quaranta. Lui lavorava in forgiatura, era molto bravo, faceva anche parte del Consiglio di fabbrica, tanto che era conosciuto da tutti come “el zio”.

La Richard Ginori era per noi un po’ come una seconda casa. C’era nella vita di fabbrica di allora un qualcosa che ci teneva insieme, ci faceva sentire uniti e che non mi risulta oggi esista più nei luoghi di lavoro.

Già la casa dove abitavamo al tempo con la mia famiglia era della Ginori, come quella in cui vivo oggi in via Andrea Ponti 7, che in un secondo tempo io e mio marito abbiamo riscattato acquistandola.

Ho iniziato a lavorare in fabbrica nel 1946, mi sono adattata anche se giovane a lavorare sodo, dato che nel frattempo ˗ avevo 36 anni ˗ ero rimasta vedova con una bambina di sei anni da tirar su. Certo in fabbrica non si sfuggiva alla tabella di marcia, che prevedeva tanti pezzi ogni ora e controllo a fine giornata di quanto prodotto. Nel corso degli anni ho svolto varie mansioni, sul finire ho fatto anche la  decoratrice a mano della produzione domestica della Ginori.

Realizzavamo delle decalcomanie molto carine oppure con i pennelli delle bordure su piatti e vasellame, piccole cose a mano libera. Dopo una ventina d’anni per noi dello stabilimentodi San Cristoforo c’è stato il trasferimento nella fabbrica del quartiere Ortica, sempre a Milano. Fino purtroppo alla cassa integrazione e poi al prepensionamento, quando le cose per la Ginori hanno cominciato ad andare meno bene.

Sono contenta del lavoro che ho svolto e delle amicizie che ho fatto negli anni della Ginori, soprattutto nella fabbrica di San Cristoforo dove lavoravano persone del mio quartiere. Sul Naviglio Grande in via Ludovico il Moro c’era allora per i dipendenti un grande campo sportivo, dove si giocava a pallone, si organizzavano delle feste, inoltre vi era un campo per il gioco delle bocce.

E poi in via Morimondo c’era il Giardino dell’infanzia voluto da Giulio Richard (esistente ancora oggi) che sia io sia mio fratello abbiamo frequentato da piccoli. Lì al tempo ci davano l’olio di fegato di merluzzo al posto delle medicine, ricordo ancora i tavoli coi buchi dentro che ospitavano le scodelle.

Dopo la dismissione dell'area Ginori i rapporti tra le persone del quartiere sono molto cambiati, senz’altro perdendo di intensità.

Oggi quando passo davanti alla mia vecchia fabbrica mi piange il cuore, perché lo dico con sincerità, avevamo un rapporto quasi esclusivo fabbrica-casa, che erano un tutt’uno.

Qualche ricordo speciale di quegli anni? Le serate di ballo organizzate al campo sportivo, in quelle feste mi sono trovata a fare spesso la cassiera e a conoscere un sacco di gente. Mi mancano tanto quei tempi, fatti soprattutto di rapporti genuini, sinceri, quelli che oggi non trovo più.

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